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mercoledì 15 maggio 2019

Videorecensione: Poirot sul Nilo, di Agatha Christie

Titolo: Poirot su Nilo
Autore: Agatha Christie
Editore: Mondadori
Pagine: 274
Link per l'acquisto QUI

La trama: Il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di viaggiatori sul lussuoso battello da crociera Karnak, in navigazione sul Nilo. La personalità dominante è senz'altro Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d'Inghilterra, dotata di grande fascino e abituata a essere sempre al centro dell'attenzione. Attorno a lei gravitano un fidanzato respinto e diversi accaniti ammiratori in competizione tra loro. Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto da custodire, ben nascosto sotto la facciata di rispettabilità e di perbenismo. Fra i turisti c'è anche Hercule Poirot, una volta tanto in vacanza, ma anche in questa occasione il suo ozio è destinato a durare poco. Nel giro di poche ore, infatti, a bordo del Karnak si consumano ben due delitti, e la tranquilla crociera si trasforma in una disperata caccia all'assassino.

Buona visione!

mercoledì 14 settembre 2016

Le anime Bianche, di Frances Hodgson Burnett

Titolo: Le anime Bianche
Titolo originale: The white people
Autore: Frances Hodgson Burnett
Editore: Panesi edizioni
Pagine: 78
Link per l'acquisto QUI

La trama: Ysobel è una ragazzina timida e minuta che non ha mai conosciuto i genitori e vive, assieme ai tutori Jean Braidfute e Angus Macayre, in un castello dall’aspetto austero immerso nella desolata brughiera scozzese. Fin dall’infanzia, la bambina mostra di essere dotata di un particolare “dono” che la rende diversa da tutti gli altri bambini; ella ha il “potere di vedere oltre le cose” e di entrare in contatto con le anime dei defunti, ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza.

giovedì 14 agosto 2014

Recensione: Sanditon, di Jane Austen

Titolo: Sanditon
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Campton
Pagine: 116

La trama: Trasformare la tranquilla cittadina di Sanditon in una stazione balneare alla moda: è questo il sogno di Mr Parker, imprenditore entusiasta e determinato. Charlotte, figlia di un proprietario terriero della zona, è l’eroina di questo romanzo: è tentata dall’idea di Mr Parker ma al tempo stesso comprende le ragioni del padre, restio al grande cambiamento. Sidney Parker è invece il personaggio maschile positivo, interessato al nuovo ma senza l’eccesso caricaturale del fratello. Sarà lui l’uomo giusto per Charlotte?

La recensione: Credo che la lettura di questo libro sia capitata a puntino. Non sto scherzando. Sanditon, ultimo romanzo incompiuto dell'autrice inglese Jane Austen, racconta alcune vicende di un gruppo di villeggianti di un'emergente località balneare. Potevo forse non leggerlo di questi tempi?

La vicenda inizialmente ruota attorno ai coniugi Parker che dopo un incidente con la loro carrozza vengono soccorsi da una famiglia di Willingden: gli Heywood. I Parker sono a caccia di un dottore , nell'immediato per via della distorsione alla caviglia di Mr. Parker, secondo perchè a Sanditon farebbe comodo una persona a cui rivolgersi in caso qualcuno dovesse sentirsi poco bene in quella lussureggiante località di mare. Purtroppo un medico sembra non esserci, troppo lontano da raggiungere. Gli eccentrici coniugi però, vista la numerosa famiglia degli Heywood, decidono di portare in villeggiatura con loro una delle loro figlie, Charlotte, per sdebitarsi del loro aiuto... Dopo il loro arrivo a Sanditon, Charlotte, incuriosita dagli eccentrici coniugi che non hanno mai smesso di parlare per tutto il viaggio dei personaggi che avrebbe ospitato la località di mare, fa la conoscenza di alcuni di loro.

Il libro, che sfortunatamente per gli appassionati come me è troppo breve, è suddiviso in brevi capitoli. Forse l'autrice ha compiuto una scelta diversa rispetto ai suoi altri lavori. Ogni capitolo ha un piccolo tema, un piccolo argomento trattato in breve da ogni nuovo personaggio che vi viene presentato e che lascia trasparire il suo punto di vista attraverso piccoli monologhi.
Charlotte, che da subito mostra di avere un carattere intelligente, non si lascia trascinare dai discorsi frivoli che si fanno per le strade di Sanditon, e non cede neanche alle avance di Mr. Edward, il quale intavola una complessa quanto scontata conversazione su quanto gli autori più famosi della letteratura inglese abbiano descritto l'amore verso una donna.
Capitoli di presentazioni questi, che servono a introdurci nell'ambiente balneare. La brevità della storia infatti non mette il lettore in condizione di immaginarsi uno sviluppo adeguato della storia e di successivi sviluppi tra i personaggi che, purtroppo nel senso buono del termine, sembrano avere un adeguato approfondimento psicologico.
Queste poche pagine si leggono alla velocità della luce, trascinati come sempre dalle vicende “salottiere” dell'autrice che, nonostante la sua salute non fosse al massimo, è riuscita ancora una volta a catturare l'attenzione del lettore. Ad un certo punto infatti si inizia a parlare dell'arrivo di un nutrito gruppo di vacanzieri che sembra dover cambiare le sorti del paesello portandosi dietro un po' di scompiglio. I personaggi quindi vengono presi dalla curiosità e dalla frenesia di sapere chi siano e quali notizie hanno in serbo per loro...
Sfortunatamente per noi il romanzo si interrompe al concludersi di uno dei capitoli proprio dopo l'arrivo di due carrozze a Sanditon, che rimane l'unica e vera protagonista di questo nostra storia...
Proprio come accade per I Watson rimane una voglia sconfinata di sapere che cosa succede dopo, voglia che non potremmo mai soddisfare.
Consigliatissimo in ogni caso.

giovedì 19 giugno 2014

Recensione: Dell'amore e di altri demoni, di Gabriel Garcia Marquez

Titolo: Dell'amore e di altri demoni
Autore: Gabriel Garcia Marquez
Editore: Mondadori
Pagine: 147

La trama: Al centro della vicenda, ambientata in una Cartagena de Indias perduta in un vago e oscuro passato coloniale, sospeso tra il possibile e il misterioso, c'è la passione innaturale e distruttiva che vede protagonisti una bellissima bambina morsa da un cane rabbioso, un medico negromante e un giovane esorcista posseduto dal mal d'amore. Costruito con la logica di Calderón de la Barca e l'ironia di Cervantes, "Dell'amore e di altri demoni" vive di una prosa insolitamente scarna ed essenziale. Una scrittura decantata e limpida che dà vita a pagine di struggente poesia e di emozionato pudore con cui Gabriel Garcia Márquez riesce ad avvincere il lettore, trascinandolo in un enigmatico universo capace di travolgere i sensi e i sentimenti.

La recensione: Dopo essermi cimentato in Cent'anni di solitudine ho deciso di gettarmi ancora una volta tra le pagine di Marquez. Complice ancora una volta il mio fido negozio di libri usati.
In questo libro ritroviamo la stessa magia che percorre il libro che ho citato. Ritroviamo una piccola comunità, una mentalità fatta di antiche credenze e dei personaggi che toccano il cuore nella loro semplicità.
Stavolta non ci troviamo di fronte alla storia della fondazione di Macondo, ma ugualmente possiamo trovare qualcosa che va ben oltre. La "fondazione" dell'amino umano, quello della protagonista, una ragazzina di nome Sierva María de Todos los Ángeles.
Nata e cresciuta in mezzo a gli schiavi (essendo il libro ambientato ai tempi dell'inquisizione spagnola) Sierva María si sente appartenere più a loro che ai genitori, che da sempre hanno dimostrato invece nei suoi confronti solo noia e astio.
L'essere morsa da un cane rabbioso la porta a vivere una serie di situazioni che una ragazzina della sua età nono dovrebbe neppure immaginare. L'indifferenza dei genitori, la derisione delle persone che la circondano, la reclusione e infine l'essere sottoposta a rudimentali riti di esorcismo...
Ma per fortuna per lei non c'è solo il male a colmare la sua vita, perchè spesso dal male può nascere anche l'amore e Cayetano Delaura, il giovane prete incaricato di esorcizzare Sierva María, lo sa bene...

Un libro che nonostante la brevità riesce a trasmettere tutto il significato che si porta dentro. Dell'amore e di altri demoni mette in mostra quanto l'amore per i propri figli possa influire sulla loro vita. Quanto sia importante prenderci cura di loro, perchè le insidie sono sempre dietro l'angolo, specie se si da spazio alle dicerie antiche quanto il mondo e non siamo disposti a scendere a comprimessi.
Una storia che parla di ostacoli ma anche di tante fonti di amore. Le più disparate, che vanno dall'amore negato a un figlio, a quello per la propria vita, a quello più caldo e passionale per la persona che amiamo.
L'amore, che come sempre vince su tutto, al punto da far mettere in discussione a un prete la propria fede. L'amore che tutto può ma che purtroppo, spesso non basta...

Consigliatissimo.

sabato 17 maggio 2014

Cent'anni di solitudine, di Gabriel García Márquez

Ben ritrovati, eccoci qua per un altro appuntamento con i classici senza tempo. Sono orgoglioso di me perchè Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez è uno di quei libri che volevo leggere da una vita e adesso, finalmente ci sono riuscito!

Titolo: Cent'anni di solitudine
Autore: Gabriel García Márquez
Editore: Mondadori
Pagine: 384

La trama: È la storia centenaria della famiglia Buendìa e della città di Macondo. In un intreccio di vicende favolose, secondo il disegno premonitorio tracciato nelle pergamene di un indovino, Melquiades, si compie il destino della città dal momento della sua fondazione alla sua momentanea e disordinata fortuna, quando i nordamericani vi impiantarono una piantagione di banane, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La parabola della famiglia segue la parabola di solitudine e di sconfitta che sta scritta nel destino di Macondo, facendo perno sulle 23 guerre civili promosse e tutte perdute dal colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi e descrivendo in una successione paradossale le vicende e le morti dei vari Buendìa.

La recensione: Non credo possa dire qualcosa di nuovo o di originale su questo libro, vista la sua fama. Sarebbero troppe per un  romanzo che è diventato un classico della letteratura contemporanea. Sono approdato alla sua lettura adesso, in età avanzata, e forse è giusto così. Ogni libro ha il suo momento.

Cent'anni di solitudine è un romanzo un po' anomalo. E' un libro che solitamente potrebbe essere letto sui banchi di scuola, solo che i prof. preferiscono andare sempre sul caro Giovanni Verga e allietare le nostre mattinate con I Malavoglia. Due storie differenti ma molto affini, ecco perchè l'ho citato.
E' uno di quei libri di cui senti spesso parlare per motivi differenti, un libro che salta fuori in occasioni e modi differenti, quindi non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Il lettore si trova di fronte la fondazione di Macondo, una città fittizia non ben collocata, vicino alla costa a nord della Colombia. Macondo è la città Natale della dinastia dei Buendìa. La storia procede in modo cronologico, veniamo quindi a sapere via e morte di ogni personaggio, dalla sua nascita in poi.
I personaggi meriterebbero fiumi di parole, fosse anche solo per il fatto che uomini e donne della famiglia Buendìa portano tutti lo stesso nome con solo qualche piccola variante che li contraddistingue (più volte mi sono trovato a sorridere nello sforzo di tenere a mente tutto quanto l'albero genealogico!).


C'ent'anni di solitudine è un romanzo che inizia in sordina e forse proprio per questo spaventa e spesso spinge ad abbandonare la lettura dopo poche pagine. Mancondo è una città, e come tale si porta dietro persone e un'infinità di avvenimenti che si succedono a un ritmo vorticoso. Per apprezzare questo libro dobbiamo lasciarci suggestionare da questo paesotto che sembra spero da qualche parte nel mondo e seguire con passione le vicissitudini dei suoi personaggi nella sua totalità, tenendo sempre presente che le antiche pergamene di Merquiades lo zingaro fanno da collante e che il significato della storia sta proprio al loro interno.
Gli abitanti di Macondo sono persone della vita di tutti giorni, che affrontano la vita nel migliore dei modi, pensando che un domani per loro non c'è. Ma vivono intensamente ogni attimo della loro giornata venendo a patti con il lavoro, la famiglia (che via via si ingigantisce), l'amore, e lo sviluppo del loro piccolo mondo che sembra venir minacciato dalla civiltà e dalla tecnologia che rapidi avanzano.

Il punto di forza del romanzo è proprio il suo modo di narrare di persone che potrebbero essere nostri amici o vicini. Non ci sono nel romanzo eventi epocali, ma è proprio per questo suo incedere verso una fine che all'inizio non ci aspettiamo che lo rende unico nel suo genere.
Leggere questo libro serve. Serve non solo perchè è diventato parte integrante della nostra cultura, ma perchè  non ha niente da invidiare a nessun'altro classico che si rispetti. Una di quelle storie che uno che ama leggere non può lasciarsi sfuggire, fosse anche solo per avere la soddisfazione di dire "si, l'ho letto anche io". Un libro che deve far parte di noi.
Leggete Cent'anni di solitudine!

Molto simile come costruzione della storia è un romanzo che ho letto qualche tempo fa sempre grazie al consiglio di una collega: Madre del riso di Rani Manicka.
Romanzo che ho oltremodo adorato dall'inizio alla fine per la sua suggestività e passionalità.

La trama: Ceylon, inizi del Novecento. Una giovane viene data in sposa a un uomo malese molto più vecchio di lei che per averla si finge ricchissimo. La ragazza è costretta a seguirlo in Malesia e scopre che l'uomo, tra l'altro bruttissimo, è solo un modesto impiegato e vive in povertà. Da quel momento sarà lei la vera "colonna" della famiglia, sia moralmente che economicamente. Malese, ma residente in Inghilterra, laureata in economia, Rani Manicka firma questa saga femminile ambientata nel cuore esotico della sua terra natale.

martedì 13 maggio 2014

Recensione: I Watson, di Jane Austen

Buonasera a tutti carissimi compagni di lettura! Prima di venire all'argomento di oggi vorrei ringraziarvi tutti quanti uno per uno. Grazie per il sostegno che mi date, grazie per i messaggi che ogni giorno spedite nella mia casella di posta, e grazie per le numerose capatine che fate qua ogni giorno. Grazie insomma!

Ma veniamo a noi adesso. Giuro che non appena ho visto questa nuova serie di libretti editi dalla Newton Campton la giornata ha subito un'impennata colossale. Già tempo fa ero felice che fossero usciti dei classici alla modica cifra di poco meno di un euro...adesso ancora di più vedendo questa nuova serie con la copertina dura a soli 1.90!
Ecco che non ho potuto fare a meno di passare all'acquisto non appena ho visto una delle mie autrici preferite, colei con cui sono cresciuto a suon di balli, doti, matrimoni da organizzare e corse nella brughiera: Jane Austen.

Titolo: I Watson
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Campton
Pagine: 125

La trama: La famiglia Watson si ritrova nella situazione di dover mantenere un certo decoro senza averne i mezzi. Trovare un buon partito, allora, sembra l'unica via di salvezza da un destino altrimenti segnato. Ma l'orgogliosa Emma, a differenza delle sorelle, vuole sottrarsi alla contesa per i pochi scapoli abbienti del paese.

La recensione: Parto dicendo che sono di parte, che mi sono letto tutto quanto (o quasi) quello che ha scritto la Austen. Sono un appassionato da quando fui catturato dalla storia di Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio all'età di 13 anni.
Sento quindi adesso il dovere di parlare di lei e di uno dei suoi romanzi destinato a restare incompiuto.

La storia è semplicissima, come del resto molte delle storie scritte dall'autrice, ma in queste poche pagine, possiamo assaporare quella che sarebbe certo diventata una grande storia del calibro di Ragione e sentimento oppure Mansfield Park.
Ci troviamo di fronte la famiglia Watson in ristrettezze economiche, che non sa come poter tiare avanti. L'unico modo che il Mr. Watson ha di risollevare le sorti della famiglia, ormai alla mercè delle malelingue, è quello di piazzare le figlie con qualche buon partito.
Siamo nel momento esatto in cui Elizabeth (nome piuttosto ricorrente in tutta la bibliografia dei romanzi Austeniani) porta la sorella minore, Emma, al suo primo ballo in società. Tra poco quindi Emma, farà i conti con vecchi amici di famiglia, e nuovi individui, primo fra tutti Lord Hosborne...

La cosa interessante di questo libro (e se vogliamo anche di Orgoglio e pregiudizio) è il temperamento della protagonista, Emma Watson, che va totalmente controcorrente. Le sue sorelle maggiori per diversi motivi si trovano a fronteggiare situazioni sentimentali che vanno oltre le loro capacità e volontà. Emma decide da sola. Contrariamente a quanto le verrebbe imposto dal padre e dalla sorella, ossia di avere a quel suo primo ballo un comportamento ineccepibile al fine di accattivarsi la simpatia dei giovanotti più influenti del circondario flirtando (come si direbbe oggi) in modo discreto, lei riesce ad attirare l'attenzione in modo del tutto naturale. Non si lascia andare a svenevoli commenti sugli abiti, non si lascia intimidire da coloro che per la prima volta le rivolgono la parola. Non si lascia spaventare da persone di rango più alto sapendo che lei si trova a quel ballo per accaparrarsi un marito e una rendita considerevole... Emma è un'eroina in pieno stile Austen.
Lo stile è il più classico del genere, complimenti quindi alla traduzione che rende piacevole e scorrevole questo inizio di romanzo. La storia, sfortunatamente si interrompe non appena Emma torna dal viaggio e mette a parte la sorella di ciò che ha visto e fatto durante il suo debutto. Ma ciò che alimenta in modo feroce la curiosità del lettore, che sfortunatamente resta a bocca asciutta, è l'arrivo dei parenti della famiglia Watson...che vogliono sapere e che alimentano lo stato di agitazione e di insubordinazione.
Ce la farà Emma con il suo stile e i modi raffinati a combattere contro le convenzioni e trovare la persona a adatta a lei senza lasciarsi trasportare dai problemi economici e le dicerie delle sorelle?

Purtroppo non lo sapremo mai con certezza. La cosa carina però è la presenza alla fine del racconto di alcune pagine che raccontano del manoscritto ritrovato dal nipote di Jane Austen che ci informa su come la storia, secondo l'autrice, sarebbe dovuta andare avanti...
Inutile dire che la voglia di leggere un degno finale resta in ogni caso.

mercoledì 11 dicembre 2013

Memorie dal sottosuolo - Storia di una nevrosi, di Fëdor Dostoevskij

Titolo: Memorie dal sottosuolo
Autore: Fëdor Dostoevskij
Editore: Bur
Pagine: 148

Trama: Nella prima parte, "Il sottosuolo", il protagonista racconta la sua infanzia e la formazione della personalità più nascosta (il sottosuolo per l'appunto). Nella seconda, "A proposito della neve fradicia", ripercorre alcuni episodi della sua vita dove più emerge il "sottosuolo". Segue alcuni compagni di scuola ad una cena, sfoga poi l'amarezza per le offese subite su Liza, una prostituta incontrata in una casa di tolleranza, mostrandole con durezza che cosa l'aspetta nel futuro. Dopo qualche giorno Liza ritorna da lui col desiderio di una vita pura, ma viene trattata con disprezzo e volgarità. Per umiliarla le dà un biglietto da cinque rubli, che poi ritroverà sul suo tavolo quando la donna se ne sarà andata, testimonianza della grande dignità di Liza.

La recensione: Memorie dal sottosuolo non è certo un libro facile. Ho letto molti suoi libri e questo, nonostante il numero limitato di pagine, è stato senza dubbio il più impegnativo di tutti. Spesso molti piccoli libri funzionano così. Una lunghissima introduzione ci spiega che cosa sia il "sottosuolo", e ce lo spiega con la voce del protagonista che si rivolge proprio a te che stai leggendo.
Ritroviamo ancora Pietroburgo, come città immersa nel freddo, nella neve e nella desolazione più totale. Ritroviamo anche la "tana" dove vive il protagonista, temi molto cari a Dostoevskij. 
La cosa interessante di questo romanzo breve è la diversa visione di insieme. Senza prendere per il momento in considerazione Delitto e castigo, vorrei fare un piccolo paragone con Umiliati e offesi e Le notti bianche. 

In questi due ultimi romanzi, letti abbastanza recentemente, mi sono trovato ancora una volta a fare i conti con protagonisti maschili di un certo tipo. Il classico personaggio che, vuoi per carattere vuoi per destino, si lascia travolgere dagli eventi subendo un destino poco felice. Notti bianche rappresenta  un episodio concentrato in tre giorni dove il protagonista ha la percezione che la sua vita stia cambiando dopo aver conosciuto una ragazza che gli rivolge parola per poi finire abbandonato da quest'ultima. Umiliati e offesi è un grande romanzo con un favoloso intreccio e presenta un protagonista che si fa amico e servitore degli altri andando contro i propri principi e i propri bisogni. Anche se in questo caso tutti i personaggi di quel romanzo subiscono qualcosa, da qui il titolo.

Memorie dal sottosuolo invece presenta una sorta di innovazione. I temi sono più o meno gli stessi ma con una novità. In questo romanzo il protagonista reagisce. Se negli altri tutti erano pronti ad abbassare il capo qua no.
La prima parte è costituita da un lungo monologo dove si descrive la totale sfiducia nei confronti del progresso e di tutte quelle cose che ci circondano. L'uomo, secondo l'autore, ha un bisogno di "sporco", di restare dov'è senza lasciarsi coinvolgere dall'esterno. Stare nel sottosuolo appunto, che rappresenta l'interiorità umana.
Dopo il monologo, dove il protagonista ha all'incirca 40 anni e si considera uno che nella vita ha ormai visto tutto, c'è un salto nel passato. Un ritorno alle memorie (altra parola che compare nel titolo) dove il personaggio ha poco più di 24 anni e racconta di come pur comportandoci bene si è sempre soggetti a tentazioni e situazioni imbarazzanti. C'è la sfida con un'ufficiale, una rimpatriata con vecchi colleghi di studio e l'incontro con una prostituta.
In tutti i casi c'è uno scontro tra la vita reale e l'interiorità del personaggio che crede di essere migliore degli altri, di poter in qualche modo imporre il suo volere e il suo punto di vista, ma immancabilmente si lascia prendere (e trascinare) dal senso di inferiorità  e l'incapacità di vivere a contatto con le persone senza sentirsi a disagio.

La novità, se così la vogliamo chiamare, sta nel fatto che il personaggio di Memorie risponde e reagisce a gli affronti che subisce senza scappare fisicamente. La fuga dalla realtà rimane però e si annida nell'Io del protagonista, tanto che spesso sembra di leggere Freud. Uno scontro quindi ben peggiore della realtà che circonda il giovane.

Il mio giudizio: Nonostante la complessità del romanzo si leggere molto velocemente. E' molto breve. Contrariamente però a Umiliati e offesi che è decisamente più narrativo, leggere questo la sera stando comodamente sotto le coperte non è molto indicato perchè può provare sonnolenza. Non perchè sia noioso, tutt'altro, ma perché nonostante la scrittura sia parecchio scorrevole, i temi e i numerosi richiami storici e linguistici impongono una certa attenzione.