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giovedì 19 maggio 2016

Clayton Creed, di Pietro Gandolfi

Titolo: Clayton Creed
Autore: Pietro Gandolfi
Editore: Vincent books
Pagine: 158
Link per l'acquisto QUI

La trama: Chi sei, Clayton Creed? Chi si nasconde dietro una delle firme più rinomate della letteratura del terrore? Ouale enigma celi agli occhi del mondo? Sei stato capace di ammaliare l'immaginazione dei lettori, terrorizzandoli nel profondo, ma nessuno sa molto di te. Fino a oggi. Perché qualcuno ha scoperto il tuo segreto e sa dove trovarti. Non sei più al sicuro, nel tuo nascondiglio fra i boschi. Sta arrivando, non lo percepisci? Finora sei stato in grado solo di raccontarlo, da oggi lo vivrai sulla tua pelle. In fondo lo conosci bene, è un tuo vecchio compagno, un amante capace di accompagnare le tue giornate attraverso troppi anni. È l'orrore, Clayton, ma stavolta non sei stato tu a dargli forma. È vivo. E siede accanto a te.

mercoledì 11 maggio 2016

Il riparatore di sogni infranti, di Juri Visini

Titolo: Il riparatore di sogni infranti
Autore: Juri Visini
Editore: Nulladie
Pagine: 110
Link per l'acquisto QUI

La trama: Sotto un violento temporale, una ragazza è riversa sull'asfalto, apparentemente priva di vita. Il suo investitore si trova qualche decina di metri più avanti, paralizzato dalla paura. Scattano i soccorsi e la strada viene invasa da gente, urla caotiche, richieste d'aiuto. Si sentono le prime sirene e in un attimo l'intera scena viene illuminata dalle luci rosse e blu. Siamo al culmine dello spettacolo, si respira tensione mista a eccitazione, accorrono anche gli ultimi ritardatari. Poi d'improvviso tutto svanisce, l'ambulanza se ne va, la gente si disperde e la pioggia torna a coprire ogni singolo rumore. Per il protagonista di questa storia comincia una dura resa dei conti con la propria coscienza. "Il riparatore di sogni infranti" è un romanzo diviso in due parti, nel quale i protagonisti narratori trattano due volte la stessa serie di avvenimenti. Un romanzo dedicato all'esistenzialismo, giocato sul filo fra ciò che rimane impresso nella mente e ciò che invece deve passare inosservato, nel quale il lettore crederà più volte di essere a un passo dalla soluzione, ma soltanto all'ultima riga si renderà conto di averla avuta sotto gli occhi per tutto il tempo.

giovedì 11 giugno 2015

La mia seconda vita, di Christiane F. // Torna la ragazza dello Zoo di Berlino

Titolo: Christiane F. - La mia seconda vita
Autore: Christiane V. Felscherinow & Sonja Vukovic
Editore: Bur
Pagine: 229

La trama: Era il 1978 quando due giornalisti seguirono Christiane e i suoi amici negli angoli più bui della metropolitana di Berlino. Fu un viaggio all'inferno, raccontato in un libro che divenne il simbolo di una generazione falciata e trasformò la protagonista nell'incarnazione dell'inquietudine giovanile. Trentacinque anni dopo, Christiane ci impressiona e ci commuove come allora raccontandoci un'intera vita di solitudine e disperazione: la disintossicazione, gli anni felici e folli insieme agli idoli del rock e della letteratura, le ricadute, la lotta per la sopravvivenza in un carcere femminile, le amicizie pericolose, le malattie; gli aborti, e un figlio adolescente di cui le è stata sottratta la custodia. "Non ho più niente. Non ho più amici, e nessuno può immaginare cosa mi tocca passare ancora oggi, solo perché sono quella che sono. Sono questi i momenti in cui guardo fuori dalla finestra e mi chiedo: 'Farà poi così male buttarsi di sotto?'". Christiane non ha paura di scoprirsi, ed è ancora una volta la sua spietata onestà a fare di questo memoir un racconto coraggioso e commovente: "lo sono e resterò sempre una star del buco. Un animale da fiera. Una bestia rara. Una ragazza dello zoo di Berlino".

La recensione: Penso che non ci siano parole adatte per descrivere questo libro, regalatomi dal negozio di libri usati. non appena l'ho avuto tra le mani la mia mente è corsa indietro nel tempo, a quando steso sul lettino in riva al mare ho lessi per la prima volta la storia di Christiane.
Mi avvicinai a questo primo libro di mia spontanea volontà, nessuno me l'aveva consigliato, e nessuna scuola mi impose di leggerlo. E' per questi motivi che l'ho amato dall'inizio alla fine.

Chrisiane F. La mia seconda vita racconta quello he accade dopo la fine del primo libro, quando Christiane decide di allontanarsi, forse, dal mondo dell'eroina e da tutto quello che fino a quel momento l'ha sempre circondata.
Nella sua semplicità questo è un libro che non si può spiegare. Chi non ha conosciuto Christiane non può certo capire la persona che è adesso, chi non ha passato assieme a lei determinate situazioni non può comprendere come mai il vortice maledetto delle droghe pesanti l'abbia trasformata. Chi non ha fatto parte della sua vita non può capire il suo mondo.
Con una prosa ipnotica veniamo messi a parte di altri dettagli scabrosi della sua vita, dei suoi viaggi, dei suoi amanti, delle sue fughe e delle sue amicizie. Le parole e le pagine si rincorrono alla velocità della luce non dando modo al lettore di respirare. Un  libro breve ma spietato, crudo, cattivo. Non c'è spazio per i deboli di cuore o per quelli abituati ai lieti fine. Niente.
Un estenuante entrare e uscire dal giro, un giro che fa male, che disturba, che devasta la vita e mette a repentaglio tutto quanto. Un ciclone distruttivo di vite e di speranze, di occasioni.

Christiane non è un modello da seguire, indubbiamente, ma veste i panni dell'eroina di un'intera generazione. La sua vita spericolata, al limite, sempre sul filo del rasoio, la ricopre di un alone di misticismo che la rende unica. Come spesso viene detto nel libro "sono le cose che ci fanno più male quelle ad esercitare su di noia maggiore fascino" ed è verissimo. Un caso limite il nostro, ma nessuno potrà dire il contrario.
I una Germania con sempre troppi pregiudizi e problemi sociali si staglia l'orizzonte una generazione di ragazze e ragazzi allo sbando che a causa del vissuto di quegli anni compie atti di cui poi si vergogneranno, quando la loro vita ormai sarà compromessa. Tra loro c'è anche la nostra protagonista, che adesso all'età di cinquantun'anni, volge lo sguardo al passato per rivivere quei momenti di sballo e devastazione, raccontando di come ha cercato in questi anni di barcamenarsi per uscire dal giro senza mai riuscirci mai, nemmeno quando gli viene tolto il figlio dai servizi sociali...
Numerosi episodi si susseguono sotto gli occhi del lettore, alcuni piacevoli, altri drammatici e dolorosi, che trascinano ancora una volta noi e i personaggi  in un abisso di oscurità. Ci sono scontri con la polizia, le fughe di notte portandosi appresso poche cose, le crisi di astinenza, i dolori fisici, la prostituzione per accaparrarsi qualche soldo per l'ero, ma tutti hanno un andamento ciclico, iniziano per poi finire e riprendere nel medesimo modo.

Christiane è un mito. Lei è forte, energica, indipendente, altruista, sofferente, premurosa, e tremendamente sensibile, perché se compiute quelle azioni c'è un perchè. Tanto se n'è parlato, ma proprio per questo è un fenomeno destinato a non finire mai e a restare impresso nella storia e nella mente di coloro che l'hanno conosciuta. Adesso sono cresciuto, un sacco di tempo è passato dalla lettura del primo libro, ma spesso mi è capitato di ripensarci e ogni volta aggiungere un tassello in più a quel puzzle così frammentato. Questa è una storia che cambia la vita, che fa riflettere, che commuove.
Io adoro i ragazzi dello Zoo di Berlino.
Amo Christiane.

Nonostante tutto.

venerdì 5 dicembre 2014

"Essere Melvin" la parola all'autore: Vittorio De Agrò

Buongiorno a tutti quanti! Stavolta mi ritrovo a scrivere in mattinata per proporvi un'altro intervento della rubrica La parola all'autore. L'ospite stavolta è l'autore del libro Essere Melvin, che ho avuto modo di recensire qualche tempo fa.

La trama: Essere Melvin è per un verso la storia di un cavaliere temerario che deriva la sua audacia da un rapporto con la realtà tutto trasfigurato dalla finzione; per altro verso è la storia di una vendetta lungamente preparata e macchinosamente architettata. Dirò di più: il libro stesso è una gigantesca rivalsa, non contro qualcuno in particolare, ma contro la misura colma delle frustrazioni e delle delusioni, contro una vita che somiglia troppo poco a quella sognata. Un romanzo d’avventure, dunque? Certo. Purché il lettore sia avvertito che le terre di conquista sono tutte interiori, e che l’eroe era ben poco equipaggiato ad affrontare i mostri, i draghi, gli stregoni e i briganti che non sospettava di nascondere in sé. Melvin è una storia vera.

La parola all'autore: “..Specchio,Specchio, Specchio delle mie brame chi è la più bella del reame…?” Tranquilli non sto delirando, né voglio da voi una risposta che neppure la magia potrebbe darmi. Eppure nella sua infinita cattiveria comprendo bene l’angosciosa e inquieta domanda che la strega di Biancaneve si pone da sempre. Io ogni mattina mi guardo allo specchio e osservo un giovane anziano, con la panza da cummenda, con pochi capelli, le borse sotto gli occhi eppure se l’immagine riflessa nello specchio mi indica il tempo passato e la ei fu giovinezza, non è quella la risposta che cerco con forza e determinazione da tempo. 

Chi sono io? Francesco mi ha chiesto di raccontarmi e di spiegarvi perché ho indossato la maschera di Melvin per così tanto. Difficile rispondere. Ci ho provato scrivendo Essere Melvin, il mio esercizio terapeutico, e dopo 430 pagine non so se sono riuscito nell’impresa.
Cosa è stato Melvin? Il mio miglior amico, il mio peggior incubo, la mia condanna, il mio scudo, il mio Hyde. Ho sempre pensato che la normalità sia noiosa e banale, ho fatto della stranezza e della diversità un segno distintivo fino a quando il mio stolto orgoglio non mi ha spinto all’inferno dove ho rischiato di perdermi per sempre. 

Credo in Dio e so che mi aspetta il Purgatorio quando sarà il momento . Credo che la coscienza sia la scintilla divina presente in noi. Nei momenti più bui della mia vita quando tutto sembrava perduto e le Parche stavano per tagliare il mio filo, qualcuno lassù ha deciso per il colpo di scena. Mi hanno letteralmente salvato prima che saltassi giù. Si, ho tentato il suicidio, ho subito un trattamento psichiatrico obbligatorio (Tso). Non mi sono fatto mancare nulla nella mia vita: amore, dolore, follia, avventura, morte, commedia e dramma e coma etilico.

Dicono sovente che la vita è una fiction e che ogni giorno viene scritta una pagina del copione.La mia fiction va avanti da 37 anni tra alti e bassi eppure sono ancora qui. Melvin mi ha tolto tanto e quasi la vita, ma non la voglia d combattere e di sperare. Mi sono sentito una merda di uomo per tanto tempo, ho provato vergogna credendo di aver macchiato la memoria di mio padre e l’Onore della mia famiglia. Già l’Onore, parola usata più dai mafiosi per sigillare scellerati patti piuttosto che intenderla alla maniera dell’Antica Roma per rendere omaggio all’onestà e coraggio di un uomo. Io credo che un uomo senza Onore non sia degno di essere definito tale. Sono tornato dall’inferno e ho deciso di raccontare la mia storia perché condividere mi ha permesso di guarire, ho lavato in pubblico i miei panni sporchi, ho svuotato l’armadio dagli scheletri. Ora sono un uomo libero, più forte e forse migliore. Ogni giorno lotto, mi arrabbio, litigo, ma ho ripreso in mano la mia vita.

Melvin non è un eroe, anzi è un personaggio negativo, ma mi ha spinto a rimettermi in piedi e di riabilitare il mio nome. Mi padre ha lasciato troppo presto e senza la possibilità di un vero chiarimento, ma il suo cognome è la sua vera eredità oltre l’amore e il rispetto per le donne. Sono Vittorio De Agrò, sono tornato perché sono solito rispettare la parola d’Onore. Ogni mattina apro gli occhi e sorrido, vi sembra poco? Per capirne di più dovrete leggermi, se sarete pronti ad affrontare un viaggio, una confessione laica, una traversata nel deserto, ma alla fine spero che un sorriso e la speranza siano con voi chiudendo il libro.

Un grazie particolare a Vittorio De Agrò che ha accettato di raccontarsi e raccontare.

lunedì 27 ottobre 2014

Recensione: Essere Melvin, di Vittorio De Agrò

Titolo: Essere Melvin tra finzione e realtà
Autore: Vittorio De Agrò
Editore:  Lulu
Pagine: 420

La trama: Essere Melvin è per un verso la storia di un cavaliere temerario che deriva la sua audacia da un rapporto con la realtà tutto trasfigurato dalla finzione; per altro verso è la storia di una vendetta lungamente preparata e macchinosamente architettata. Dirò di più: il libro stesso è una gigantesca rivalsa, non contro qualcuno in particolare, ma contro la misura colma delle frustrazioni e delle delusioni, contro una vita che somiglia troppo poco a quella sognata. Un romanzo d’avventure, dunque? Certo. Purché il lettore sia avvertito che le terre di conquista sono tutte interiori, e che l’eroe era ben poco equipaggiato ad affrontare i mostri, i draghi, gli stregoni e i briganti che non sospettava di nascondere in sé. Melvin è una storia vera.

La recensione: Quella che il lettore si trova davanti è la storia di un amico. Un amico di nome Melvin che un bel giorno decide di raccontarci la sua storia. Una storia fatta di alti e bassi, piena di persone, amici, pensieri e dolori. Melvin si presenta come una persona difficile, una persona con gravi problemi e chiede di essere aiutato ad attraversale il tunnel della malattia. Vittorio De Agrò ci permette, attraverso le pagine di questo suo libro, di accompagnare Mel alle sue sedute psicoanalitiche dal dottor Splendente ed assistere assieme a lui al dipanarsi della sua storia. 

Assistiamo così alla crescita e alla maturità di un ragazzo come tanti, uno di noi, il classico ragazzo della porta accanto. Un bambino che fin dalla tenera età viene messo però un po' troppo sotto pressione dai genitori. Il padre lo vorrebbe spigliato e intraprendente, la madre un perfetto studioso. Prende così il via la storia di Melvin, tra finzione e realtà. Ci trasporta dalla tenera età fino all'età adulta in un susseguirsi di situazioni della vita di tutti i giorni, che piano piano diventano sempre più cervellotiche, staccandosi sempre più dalla realtà per trasferirsi quasi completamente nella testa del protagonista. Assistiamo alle vittorie ma anche ai molti insuccessi della vita di Mel, alle sue insicurezze, ai suoi primi amori e alle numerose relazioni a distanza...

Il narrare dell'autore in prima persona la vicenda, cose fosse Mel, fa in modo che il lettore si senta subito coinvolto nella storia e familiarizzi immediatamente con il protagonista. Un linguaggio colloquiale quindi, di facile comprensione e scorrevolezza che permette di giungere in brevissimo tempo, e senza sforzo, alla conclusione della vicenda.
Dei numerosisissimi personaggi che popolano la vita di Melvin, ce ne sono alcuni che spiccano più di altri e che rimangono impressi più facilmente, vuoi per l'approfondimento del rapporto con il ragazzo, vuoi per lo spazio che l'autore decide di dargli. Uno di questi esempi è l'Aspirante (aspirante attrice), una ragazza protagonista di un fiction televisiva a cui Melvin riesce ad avvicinarsi , complice anche un forum su internet dove il protagonista instaura numerosi rapporti di amicizia. Altri invece, nonostante abbiamo un ruolo forse anche più determinante nella mente di Mel, passano spesso in secondo piano.

Ciò che forse un po' mi è dispiaciuto è il modo di reagire del dottor Splendente. Questo personaggio, che incarna una sorta di “bene superiore” che aiuta Melvin a guarire dalla sua malattia mentale, mano a mano che la lettura procede risulta essere sempre un po' troppo algido. La professione dello psicologo prevede un certo distacco ok, ma con l'andare delle sedute e mano a mano che il racconto di Mel si faceva via via più drammatico, avevo sperato potesse esserci una sorta di transfert. Questo invece non succede mai, se non forse alla fine, quando lo Splendente si esprime in un certo modo riguardo alla decisione di Mel di interrompere la cura. Questo l'unico punto interrogativo della storia.

Il libro di De Agrò è un libro per lettori che sanno apprezzare le piccole grandi storie, che sanno cogliere le piccole sfumature all'interno di un racconto lineare e progressivo. Un libro che per la sua semplicità fa apprezzare la vita di tutti i giorni e i rapporti che possono nascere in situazioni non convenzionali. Mel è una persona fuori dal comune, con tanti problemi e tante paranoie, ma una persona in cui è praticamente impossibile non rivedersi, perchè tutti noi abbiamo avuto sicuramente dei momenti in cui ci siamo fatti prendere dall'ansia e dalla paura.

Non mi dilungo su spiegazioni particolareggiate o analizzo parti del romanzo che ho considerato più o meno belle di altre, e spero che l'autore non me ne voglia, ma credo che sia meglio far sapere cosa si prova leggendo un libro senza per forza vivisezionarlo. E' una storia che si vive per un certo periodo, le pagine sono tante, ma personalmente è in casi come questo che apprezzo ancor di più lo stare steso sul divano a godermi la lettura, perchè ho la sensazione di passare il mio tempo (spesso quello dopo una devastante giornata di lavoro) assieme ad amici. Amici che raccontano la loro storia, Melvin in questo caso, che si è fermato suonando il campanello di casa per venire a parlare con me e sfogarsi. Quando accade questo credo sia una delle cose più belle che la lettura possa regalare, anche a una persona che è costretta per lavoro a stare lontano da casa e lontano dagli affetti.
Questo è Melvin.
Melvin siamo noi.
Sono io.

La pagina fb: Il ritorno di Melvin
Il blog: Il ritorno di Melvin
Vetrina Lulu: Vittorio De Agrò

giovedì 27 marzo 2014

Follia, di Patrick McGrath

Titolo: Follia
Autore: Patrick McGrath
Editore: Adelphi
Pagine: 294

La trama: Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.

La recensione: Un capolavoro e non c'è altro da dire.
Ho conosciuto questo autore qualche mese fa grazie al suggerimento di una collega così, dopo averlo comprato al negozio di usato, ho pensato fosse giunto il momento di dare spazio a Follia. Ed è follia dalle prime pagine. 
Nonostante la trama dica di essere una storia d'amore dentro questa storia c'è un mondo intero, il mondo della psiche umana, ben più intricata e spaventosa di tutto il resto.
Si può resistere a un'attrazione fatale? Si può voltare le spalle a una passione travolgente, una pasisone che rischia di mandare la nostra vita in pezzi? No. No è la risposta di Stella, protagonista indiscussa del romanzo, quando davanti ai suoi occhi appare Edgar Stark, un tenebroso artista recluso in un antico manicomio vittoriano.
Sarà che per me tutto ciò che è vittoriano piace a prescindere, ma il livello di coinvolgimento è altissimo. Viviamo la vicenda attraverso gli occhi di Peter Cleave, che ci racconta i risvolti scabrosi e psicologici di Edgar e Stella e dell'inarrestabile valanga che travolge la loro vita e di tutte le persone che stanno loro vicino.

Dal linguaggio scorrevole il romanzo, nonostante tratti principalmente di psicologia, si presta a essere letto da tutti. Molti accusano McGrath di aver infarcito un romanzetto rosa con qualche parolone. Io non sono per niente daccordo. La storia deve esserci, ma è solo di supporto per raccontare gli stati d'animo dei personaggi. Non è solo la psiche della protagonista che a mano a mano che leggiamo ci viene svelata, ma attraverso la sua, di riflesso, appaiono anche tutte le altre. Alterate, cambiate, devastate, traumatizzate.
Un romanzo che spinge il lettore alla riflessione, all'analisi e all'autoanalisi. I fatti ci scorrono davanti in modo vorticoso, trascinandoci con loro, in un mondo fatto di paura, di tenebre, e forse anche di salvezza. Anche se dal passato non è mai possibile sfuggire del tutto. Può essere rimosso, ma non cancellato, e quando meno te lo aspetti torna in modo devastante per fare i conti.

In questo libro l'ambientazione è fantastica. Questo fatiscente edificio vittoriano che ospita malati di mente trasmette fin dalle prime pagine una sensazione di disagio, quasi fosse lui stesso un personaggio che ha un ruolo importante nella storia. E ce l'ha, perchè tutto inizia da lì, in quell'edificio dove sembra non battere mai il sole, circondato da un altissimo muro che nasconde la vista.
Una serra ormai vittima del tempo, dove le piante non crescono più e dove restano solo vetri rotti è l'angolo dove la passione, l'ossessione e la follia dei personaggi prendono vita...

Un finale, che molti hanno giudicato scontato, a me è piaciuto moltissimo. Forse proprio per quel motivo. Scontato non vuol dire stupido o banale. Significa che rispecchia la realtà, quindi vero. E quando la realtà ti travolge e ti fa rimanere a bocca aperta facendoti pensare "cavolo, è così davvero", significa che l'autore ha fatto bene il suo lavoro. Ha creato catarsi coi cusoi personaggi e soprattutto con la storia...che tratta appunto di psiche.
Quanti libri al giorno d'oggi possiamo dire di lasciarci a bocca aperta?
Si contano sulle dita di una mano.

Bravo McGrath. Ti sei guadagnato un bel voto in pagella.