giovedì 7 gennaio 2016

L'isola dei sopravvissuti, di Alice Gerini // Primo volume della Trilogia degli Esperimenti

Titolo: L'isola dei sopravvissuti
Serie: 1# La trilogia degli Esperimenti
Autore: Alice Gerini
Editore: Selfpublishing

La trama: Un Ragazzo reduce da un naufragio si risveglia totalmente privo di memoria in un'isola deserta, a seguito del ritrovamento di un misterioso diario che parla di lui, decide di continuare a vivere alla ricerca del suo passato. Ma ben presto la lotta per la vita e per la verità si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza. Qualcuno di molto pericoloso gli sta dando la caccia poiché il Ragazzo possiede uno dei gruppi sanguigni più rari al mondo: lo zero positivo. Il sangue nelle vene sarà una maledizione che lo accompagnerà durante tutta la lotta per la vita. In uno scenario apocalittico e in un futuro troppo lontano, il Ragazzo imparerà una terribile lezione: uccidi o vieni ucciso.La corsa per la vita, un passato sconosciuto che man mano tesserà la trama di una vita ricca di colpi di scena, la perenne ricerca della felicità ma soprattutto della libertà, un prezioso dono che nel Nuovo Mondo sembra esser stato dimenticato.

La piccola premessa che faccio è che questo è il primo volume della trilogia. Su Amazon è presente l'ebook con l'intera saga.

La storia: Lo scenario si apre su una spiaggia sulla quale si sveglia un ragazzo che ha appena subito un naufragio. Non ricorda niente. Non sa chi è. Non sa che cosa sia quell'isola e che cosa ci faccia. Non conosce niente del suo passato.
In quest'isola non è solo. E' abitata da un gruppo di persone che quattro anni prima si sono trovati su quelle stesse spiagge prima di lui. Tra loro vi è anche Elisa, una giovane ragazza che da subito mostra interesse per lui. Il resto del villaggio però è ostile e chiede al ragazzo senza nome delle prove di fiducia. Una di queste sarà l'esplorazione della nave con cui è giunto sull'isola. Durante questa esplorazione lo straniero capirà di chi fidarsi e di chi invece aver paura, ma la cosa peggiore sarà il riportare alla luce parte del suo passato. Scoprirà che la sua presenza sull'isola non è casuale e che quegli strani segni concentrici che porta sul braccio sono qualcosa che va oltre la sua comprensione e testimonia la presenza di qualcosa di grande che incombe...

La struttura e il linguaggio: Ho apprezzato molto il modo in cui Alice Gerini ha scritto questo libro. La forma è semplice e le pagine scorrono veloci al punto da essermi trovato a metà libro senza nemmeno accorgermene. Un linguaggio semplice e adatto a tutti permette di procedere con la lettura in modo spedito a chiunque.
La struttura con cui il romanzo procede è lineare. Presenta qualche stralcio di flashback legato alla vita precedente del protagonista (che per ovvi motivi non dirò il nome) per poi tornare alla realtà, al 3127, e narrare la permanenza del ragazzo sull'isola. Interessante il momento del ritrovamento del diario della dottoressa sulla nave, elemento che cattura l'attenzione del lettore e lo rende partecipe di uno strano esperimento a cui sta lavorando.

I personaggi per essere un romanzo che viene letto in maniera veloce, hanno poche caratteristiche che li distinguono gli uni dagli altri. Quello su cui si concentra maggiormente la nostra attenzione è ovviamente il protagonista. Vogliamo sapere che cosa gli è successi, chi è e perché si trova su quell'isola. Lo Straniero è un ragazzo giovane, robusto e affascinante, che mostra subissimo doti culinarie non indifferenti, tanto da affascinare Antonio, il capo villaggio, e accendere invece l'invidia di altri. E' un tipo istintivo, coraggioso, che di fronte alle avversità non si spaventa.
Resta affascinato da Elisa, l'altra giovane ragazza che incontra sull'isola, il classico colpo di fulmine. Non nego che mi abbia fatto piacere il loro incontro, però ho trovato strano che due persone che non si sono mai viste prima scoprano nel giro di un paio di giorni di essere attratti l'uno dall'altra fino ad arrivare a sacrificare la propria vita. La permanenza dello Straniero sull'isola è breve e l'improvviso interesse per Elisa lascia pensare a qualcos'altro. Forse l'autrice aveva in già in mente la conclusione di questo primo capitolo della storia, forse ha voluto creare immediatamente un legame forte. Forse i protagonisti veri sono sempre stati due e il lettore inizialmente non lo intuisce.

Gli altri personaggi della storia, nonostante suscitino interesse e abbiano un forte potenziale, hanno poca voce in capitolo. Gli "altri", ossia gli abitanti del villaggio, incarnano il contrasto con lo Straniero. Inizialmente sembrano accoglierlo per poi cambiare direzione subito dopo, mettendolo in una situazione di marginalità.  Il personaggio di Andrea, uomo tutto d'un pezzo che vuol proteggere la sua gente, ha un grandissimo potenziale per come si presenta e per come si comporta fin dall'inizio, mi è dispiaciuto molto quindi vedere la sua figura opacizzarsi con l'andare delle pagine. Mi sarei aspettato scontri ben più "cruenti",  invece ad un tratto inizia ad essere messo in secondo piano per dare maggior risalto ad altri due giovani personaggi: Alessandro e Luca.
Essi costituiscono la parte antagonista. Pur essendo coetanei mostrano invidia e gelosia nei confronti dello Straniero per tutta una serie di aspetti che spaziano dall'affetto per Elisa alla prestanza fisica. Di loro conosciamo poco e i dettagli che ci vengono forniti si limitano agli avvenimenti legati all'isola e all'esplorazione della nave da crociera.

Il tema: Pur essendoci una varietà di temi che forse verranno sviluppati nei successivi capitoli, quello su cui si regge questo primo volume è quello della fiducia. Fiducia in noi stessi. Il nostro protagonista si ritrova da solo a dover affrontare numeroso situazioni a cui dovrà far fronte da solo, senza l'aiuto di nessuno, senza conoscere il suo vero passato. Unica altra compagna di questa forza d'animo è l'amore, la forte attrazione che il ragazzo prova nei confronti di Elisa, un sentimento capace di dargli la forza di lottare per se stesso e per quello in cui crede.

Il mio giudizio è positivo. L'isola dei Sopravvissuti è un libro piacevole adatto al grande pubblico, anche se più indirizzato ai giovani. Il modo in cui è scritto e il modo in cui affronta certi temi lo rendono un libro con cui è facile passare il nostro tempo. Le vicende qui narrate gettano le basi per gli aventi narrati successivamente, che forse saranno più cruenti e metteranno a dura prova i protagonisti e il loro destino. L'unica pecca, se così la vogliamo chiamare, è l'essere ambientato nel 3127 senza che questo abbia un significato nella storia che potrebbe essere tranquillamente ambientata ai giorni nostri.

lunedì 4 gennaio 2016

Cannibal Corpse M/C, di Tim Curran

Titolo: Cannibal Corpse, M/C
Autore: Tim Curran
Editore: Dunwich edizioni
Pagine: 293
Link per l'acquisto QUI

La trama: Dopo una violenta pandemia, il Paese è in rovina. A ovest del Mississippi c'è una zona infernale conosciuta come le Deadlands. Qui, i vermi della resurrezione cadono dal cielo rossastro, rianimando i morti. E qui le armi atomiche hanno creato legioni di mutanti e mostri primordiali. John Slaughter, motociclista fuorilegge e membro dei Devil's Disciples, viene catturato. I federali vogliono che guidi la sua vecchia banda oltre il Mississippi, tra i rifiuti nucleari delle Deadlands con l'obiettivo di recuperare una biologa che è tenuta prigioniera in una vecchia fortezza dell'esercito da un gruppo di terroristi. Ciò significherà compiere un'incursione in un territorio pieno di morti viventi, mutanti, sette di sopravvissuti impazziti e la gang dei Cannibal Corpses, acerrimi nemici dei Devil's Disciples. Come incentivo c'è la promessa della salvezza di suo fratello, al momento nel braccio della morte. Se Slaughter non riporterà indietro la biologa, l'esecuzione avrà luogo. Come se non bastasse, su tutto aleggia una presenza antica e diabolica che ha rivendicato le Deadlands. E, a meno che Slaughter non riesca a fermarla, si pulirà i denti con le ultime ossa della razza umana.

La storia è quella classica. Quello che Tim Curran ci presenta è uno scenario apocalittico, dove la terra è minacciata da un potente virus e non solo, dal cielo piovono vermi (il solo pensiero mi fa spavento) e trasformano i pochi esseri umani rimasti in creature ibride a metà tra un mostro e uno zombie. L'unico che non sembra spaventato è Slaughter, un motociclista vecchio stampo, che in sella alla sua moto parte per una missione suicida attraverso le Deadlands, le terre dove più il morbo si è esteso. In questa folle avventura però non sarà solo, ad accompagnarlo ci saranno alcuni dei suoi antichi compagni di banda, i Devil's Disciples.
E sarà un massacro...per tutti quanti.

La struttura è pulita e chiara. Ciascun capitolo è caratterizzato da una tappa che avvicina sempre di più il protagonista a alla sua meta, le Deadlands. Ognuno di esso descrive in maniera cruda e spietata ciò che si para davanti a gli occhi dei protagonisti. Può capitare di trovarci in un paese abbandonato da Dio dove infestano i vermi e i morti viventi, oppure possiamo tentare di attraversare una foresta piena di ragni carnivori. L'adrenalina non manca di sicuro, le scorribande e le fughe mozzafiato.
Chi deciderà di iniziare quest'avventura dovrà essere pronto a correre e ingranare le marce giuste!

Il linguaggio, nonostante si parli di una traduzione, risulta scorrevole, costellato di espressioni colorite come da genere. Niente da dire quindi al riguardo. Esso contribuisce a regalare al lettore una discreta esperienza di lettura. Le pagine della storia sono molte e visto il tipo è qualcosa che gioca a nostro favore. Trovare un romanzo a tema zombesco con un linguaggio forbito e poco "andante" sarebbe una delusione totale. Fortuna che non è il nostro caso.

I personaggi principali sono Slaughter e i suoi compagni di club. Nessuno di loro ha particolari doti se non quelle relative alle risse, alle sommosse e all'andare contro ogni tipo di regola. Questo non li rende molto caratterizzati ma contribuisce a renderli parecchio simpatici ai miei occhi, proprio come dei ragazzacci troppo cresciuti che amano ancora divertirsi come quando erano piccoli.

Il mio giudizio: Questo libro è stato scritto in originale da un americano, e si vede. A differenza di molti altri horror che ho letto ultimamente, questo in particolare mi ha incuriosito proprio perché creato da uno straniero. Sono anni che leggo questo genere e di storie di zombie e mostri vari ne ho viste a dozzine.
Cannibal Corpse è un romanzo d'azione, con dialoghi ridotti all'osso, che predilige l'azione all'introspezione. Tra le sue pagine troviamo un sacco di avvenimenti, un sacco di cose che si susseguono in modo differente nei diversi capitoli. Quello che forse manca è la possibilità di assaporare in maniera più sincera quello che abbiamo di fronte a gli occhi. Una storia per coloro che amano il movimento a ripudiano la staticità, in Cannibal Corpse troveranno tutto quello che hanno sempre cercato in un romanzo perché ci sono corse frenetiche per sfuggire ai pericoli, c'è sangue a secchiate, c'è una minaccia che rischia di disintegrare il poco di mondo che resta. L'altra pecca, su cui invece contavo molto, è il finale che ho trovato un po' tirato via, troppo sbrigativo. L'autore da uno scopo di vita al personaggio di Slaughter, lo invita ad espugnare una fortezza capeggiata dalle creature della notte e portare in salvo la biologa in grado, forse, di sistemare la situazione, in cambio della vita di suo fratello. Questo però viene raccontato in una maniera che non sembra dare il giusto peso al momento più importante della storia...
Un romanzo che trascina, che spaventa, che fa venire letteralmente i brividi per la presenza di scene raccapriccianti e abominevoli. Un must per gli amanti del genere splatter...giusto per digerire le abbuffate degli scorsi giorni.

giovedì 24 dicembre 2015

Chi perde paga, di Stephen King

Titolo: Chi perde paga
Titolo originale: Finders Keepers
Serie: The Bill Hodges trilogy #2
Autore: Stephen King
Editore: Sperking&Kupfer
Pagine: 469

La trama: SVEGLIATI GENIO! Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nascondeva un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di Mr. Mercedes , e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson....

La recensione

Confesso che non stavo nella pelle, volevo leggerlo in tutti i modi.. Troppi contatti fb ne stavano parlando e il fatto che ancora non l'avessi letto mi agitava un sacco. E' stupido? Boh. Forse.

Chi perde paga ha, ovviamente, un titolo completamente differente in originale, che è Finders Keepers. Grazie traduzione per essere sempre così fedele con noi lettori e affibbiare titoli che non significano nulla. Grazie. Ma comunque...siamo di fronte alla seconda parte della trilogia dell'ex detective Hodges, alle prese con una nuova avventura.
Questo secondo volume prende il via poco dopo la strage al City Center, quando un folla enorme di persone a caccia di un impiego viene falciata da un folle che si scaglia su di essa schiacciando a tavoletta l'acceleratore di una Mercedes.
Il primo volume era incentrato sulla figura di Hodges, poliziotto in pensione, che torna "a lavoro" accompagnato dal ragazzo tuttofare, Jerome. Questo secondo no, è differente. Hodges appare solo molto tempo dopo. La storia comincia con un trio di ladri, capitanati da Morris Bellamy, che fanno irruzione in casa di un famoso scrittore ormai riturato dalle scene, John Rothstein, per sottrargli i suoi preziosi taccuini, su cui ha scritto il seguito delle avventure di Jimmy Gold.
Ciò che c'è di bello però è che la storia di Morris&Co, che comincia nel 1978, si alterna alle vicende di Peter, un ragazzino (e poi un ragazzo molto carino) che in un modo che non starò qua a dirvi riuscirà a mettere le mani su quei taccuini prima di tutti gli altri...
Inizia così una corsa contro il tempo, una caccia all'uomo, una caccia al tesoro per assaporare quelle pagine scritte su delle costosissime Moleskine...e come accade sempre qualcuno deve essere pronto a morire...

Il tema: Decisamente la cosa che più mi è piaciuta di questo libro: l'amore per le storie e per i libri. Ebbene si, per una volta ancora King torna sulle orme del famoso Misery e de La storia di Lisey (che ho amato alla follia!). Le storie narrate in questo libro, prima quella di Bellamy, poi quella di Peter, e successivamente quella dei due, raccontano due forme si amore e di ossessione per i libri. Entrambi affrontano il problema del ritrovamento dei taccuini di Rothstein in maniera diversa. Bellamy tira fuori il peggio mostrando un amore cattivo e malsano per quel personaggio a cui si è tanto affezionato, al punto da uccidere per sapere che cosa gli sia successo. Peter vive la storia di Jimmy Gold per quella che è, una bellissima storia di ribellione capace di cambiare il suo modo di vedere il mondo.
Torna il tema della crisi, la stessa crisi che sta colpendo pure l'Italia, ovvero una società che stenta a vivere e non riesce a rialzarsi dopo una crisi che ha messo tutti in ginocchio. In questo sequel la cosa è ancora più marcata, si parla di soldi che non ci sono, della difficoltà di trovare un nuovo impiego, del non aver le possibilità di iscrivere i figli a scuola.
Tutto ciò è molto bello e molto spaventoso allo stesso tempo.

I personaggi: Inutile dire che ormai sono votato al male e non posso non provare affetto per i cattivi. Proprio come per Mr Mercedes, anche stavolta Bellamy ha fatto breccia nel mio cuore credo dopo pagina tre. Non posso farci niente. Di lui ci vengono narrate le sue gesta, momenti della sua infanzia, gli anni del carcere e gli abusi subiti. Veniamo messi a parte per la sua passione per la letteratura, ed è forse questo che più mi ha colpito. In lui mi sono rivisto. Ho rivisto in Morris, la mia voglia di conoscere e sapere, il mio affetto per gli autori che amo, il non essere mai stanco delle loro storie.
Abbiamo conosciuto Hodges e i suoi aiutanti nel libro precedente e per loro continua una simpatia su cui non si può dir nulla, relegati forse a personaggi di contorno, perchè la vera storia è gestita da tutto il resto. Loro compiono delle azioni, dicono delle parole e arricchiscono la storia di dettagli, ma sono solo piacevoli intermezzi all'interno di una narrazione che vuole il lettore concentrato su ben altro. Chi legge pretende brama (e teme allo stesso tempo) il momento in cui Morris e Peter si incontreranno per capire chi sarà capace di scendere più a fondo per avere i taccuini. Due personaggi riuscitissimi, credibili, amabili. Abbandonarli è stato un vero dolore.

Il mio giudizio: Ho apprezzato moltissimo questo libro. Mi è piaciuto davvero tanto, nonostante il King dei vecchi tempi sia andato. Penso che King sia uno che sappia cavalcare le onde, uno che sa adattarsi ai tempi e alle storie. Mi è piaciuto il modo in cui ha saputo tenermi legato a quelle pagine, a come volessi mollare tutto quanto stessi facendo (lavoro compreso) per tornare a immergermi in quella lettura. Questo libro mi è letteralmente scivolato tra le mani. Ironico, veloce, serrato. Il giusto mix di paura e adrenalina. Non so come possa ancora esserci gente che non lo legge! Finire questa storia mi ha solo messo la voglia di leggerne ancora e ancora e ancora.
King non ha bisogno di nessuno.

giovedì 17 dicembre 2015

Pensieri sui giovani e la lettura...

Buon pomeriggio cari lettori,
il post di oggi non è una delle mie classiche recensioni, ma un pensiero. Questo pensiero non è certo la scoperta del secolo, non ho fatto nessuna ricerca, ho solo cercato di guardarmi intorno, come certamente avete fatto anche voi. Adesso questo pensiero è qua, sul blog, perchè non vada sprecata un'oretta del mio tempo di ritorno da lavoro.
Sentitevi liberi di commentare e di dire la vostra! =)

C'è un dilemma che ormai va avanti da anni. Ci chiediamo spesso se ci sono abbastanza persone che leggono, ma ancora di più ci chiediamo se a farlo sono i più giovani. Un adulto può chiaramente scegliere per conto proprio le letture, avendo un sacco di argomenti a cui attingere, ma un ragazzo giovane come si comporta di fronte a questo? Sempre più spesso, adesso che viviamo in un'epoca che predilige la tecnologia, pensiamo a come poter avvicinare le nuove generazioni alla lettura. Solitamente la risposta che diamo è quella che se uno nasce in una famiglia dove si legge molto, di conseguenza quando crescerà avrà un certo tipo di rapporto con i libri. Questo è certamente vero, solo avendo sotto gli occhi le pagine stampate evitiamo di vederle come qualcosa di brutto e cattivo quando diventiamo grandi. Molti punti a favore per tutti quei genitori che abituano i propri figli sin da piccoli ad abituarsi al suono delle parole. Parole che inizialmente hanno il significato del gioco e che successivamente avranno funzione di studio o di divertimento.

Di contro un ambiente che non suggerisce la lettura come qualcosa di cui appassionarsi e avere compagnia quando ci sentiamo giù, contribuirà ad allontanare chiunque dal prendere in mano un libro. Ultimamente però le cose sono molto cambiate, a dare una forte mano all'editoria è stato il cinema. Da sempre i libri hanno ispirato le storie del grande schermo, ma negli ultimi anni, con l'entrata in gioco di molti generi adatti anche ai più giovani, l'editoria ha acquistato un pubblico di giovanissimi. Harry Potter, la saga di Twlight e Divergent, fino ad arrivare alla recentissima trilogia di Hunger Games, sono solo alcune delle storie apparse al cinema e che hanno spinto milioni di ragazzi a leggersi anche la storia cartacea, ansiosi di poter vivere ancora una volta e in maniera differente le avventure dei loro eroi. Una grande spinta propulsiva per tutti quanti.

Un ulteriore aiuto l'abbiamo avuto anche dalla tecnologia, che ultimamente aveva reso tutti quanti un po' pigri, con l'uscita di numerosi dispositivi di lettura come il Kindle o il Kobo. Grazie a loro portarsi dietro un libro è diventato molto più pratico e meno “pesante” di prima, è possibile reperire libri in rete in maniera semplice e veloce e leggere pagina dopo pagina è diventato un vero piacere. Usando uno di questi supporti e avendo di fronte una sola pagina per volta con possibilità di scegliere anche la grandezza del carattere, anche un libro di molte pagine è meno spaventoso da affrontare. Ecco che molti, anche giovanissimi, proprio perchè incoraggiati dall'uso costante dei telefoni cellulari, si sono avvicinati alla lettura assaporando le pagine di un libro durante l'attesa di un autobus oppure mentre aspettano un amico il sabato pomeriggio per il classico giretto in centro. Il diverbio che sta poi nascendo se sia meglio continuare a leggere cartaceo oppure dare più spago all'editoria digitale è un altro paio di maniche. Adesso mi accontenterei di questa nuova frontiera che sembra aver fatto breccia nel cuore e nella mente di molti ragazzi.
Che sia l'inizio di una nuova era?

martedì 15 dicembre 2015

Penombra, di Gian Luca A. Lamborizio

Titolo: Penombra
Autore: Gian Luca A. Lamborizio
Editore: Eretica edizioni
Pagine: 194
Link per l'acquisto QUI

La trama: "Puzza di muffa, abbandono e sporco. I tre odori si mescolavano e rendevano l'aria pesante, a tratti nauseabonda. Le finestre erano costantemente serrate e così, negli angoli delle stanze, si erano formate macchie scure, di muffa. Dapprima poche macchioline. Poi, a poco a poco, avevano ricoperto gran parte della tappezzeria. Pochi raggi di sole filtravano attraverso le persiane quasi sempre accostate. Ovunque regnava una penombra opprimente. In fondo al corridoio, una porta era socchiusa."

La recensione: Lo ammetto, avevo questo libro in gestazione da un sacco di tempo, poi ho iniziato ad avere forti sensi di colpa e mi sono deciso a leggerlo. Quello che ho avuto tra le mani in questi giorni è il libro di Gian Luca A. Lamborizio: Penombra.
Un genere apparso di rado sulle pagine di questo blog è vero, un genere che per certi versi molto simile al giallo. Questo libro narra di noir, racconti che hanno per protagonisti situazioni particolari legate al mondo del crimine.

Scrivere di ciascun racconto presente in questa raccolta vorrebbe dire svelare in parte i suoi segreti e la sua suspance, quindi non lo farò. Voglio però scrivere qualcosa sulle sue atmosfere, il vero punto di forza della scrittura dell'autore. Iniziata la lettura di Penombra il lettore viene accompagnato attraverso una serie di racconti dalla lunghezza crescente, nei meandri della psiche, in tutti quei luoghi in cui siamo portati ad andare quando qualcosa ci turba e ci ferisce.
Gli atti criminali, le violenze, le discussioni che avvengono in questo libro derivano quasi sempre dalla paura. E' lei che muove tutto quanto e le pagine di questo libro. La paura di ferire qualcuno, la paura di essere scoperti a fare qualcosa di sbagliato, la paura di essere noi stessi. Paure che spesso sono ben peggiori del commettere un omicidio e comprendere quale sarà la nostra punizione.
Lamborizio utilizza una scrittura semplice e scorrevole e, proprio come Jane Austen, l'uso di un dialogo dai ritmi incalzanti che porta avanti la storia come se il lettore si trovasse di fronte ad un palcoscenico. Poche e brevi descrizioni servono a informare sul dove e quando, il resto è affidato alle parole dei personaggi, altro punto a favore di questi racconti, che altro non raccontano se non le raccapriccianti vicende di alcune persone comuni e di un gruppo di poliziotti alle prese con i loro casi.

Ho molto apprezzato i racconti iniziali, quelli dove la vicenda principale si alterna a scene di vita vissuta anni addietro per dar modo al lettore di comprendere meglio quello che avviene sotto i suoi occhi. I personaggi delle prime storie sono persone comuni, più vicine a noi, quindi le loro azioni incidono in modo particolare sull'emotività di chi legge perchè si sente chiamato in causa, quasi stesse leggendo la storia del proprio vicino di casa. Questo mi ha permesso di apprezzare la costruzione della storia e del suo intreccio, una storia breve ma ben strutturata.
Diverse sono invece le storie finali del libro, dal respiro più ampio e di genere forse diverso alle prime. Quello che le rende differenti sono i personaggi, nelle prime storie ci sono personaggi della vita di tutti i giorni e le forze di polizia hanno il suolo di aiuto, nelle altre i ruoli vengono invertiti e l'attenzione si concentra unicamente sulle indagini svolte dai poliziotti e dal loro commissario. Questo cambia tutto quanto e rende il libro ancora una volta differente da come potevamo aspettarcelo. Una piacevole sorpresa quindi, quella che l'autore fa, accontentando in questo modo lettori di gusti ed esigenze differenti. Se siete gente che amate il giallo che si tramuta in thriller Penombra è il libro che fa per voi.
Aiutare un giovane autore emergente fa sempre bene.