venerdì 3 maggio 2019

Blogtour "Quando Betta filava", antologia di racconti fantastici ispirati al folclore toscano


Ciao a tutti! Con grandissimo piacere presento sulle pagine di questo mio blog Quando Betta filava di Alessio Del Debbio, amico e grande sostenitore! Parliamo di blogtour, quindi oggi avremo a che fare con una delle tappe del tour dedicata alle ambientazioni. Ma prima di iniziare ecco a voi alcune info sul libro.

Titolo: Quando Betta filava
Autore: Alessio Del Debbio
Editore: NPS Edizioni
Genere: Raccolta di racconti fantastici
Formato: cartaceo e digitale
Prezzo: 14 euro (cartaceo), 2,99 euro (digitale)
Uscita: 1 maggio 2019 (ebook) – 15 maggio 2019 (cartaceo). Disegno di copertina di Marco Pennacchietti.

La trama: Molto tempo fa, il mondo era pieno di meraviglie: folletti che burlavano i paesani, donne depositarie dei segreti delle erbe, cavalieri erranti in cerca di gloria e diavoli tentatori. Non era raro, per gli incauti viandanti, imbattersi in chimere e serpenti volastri, strigi e mannari. Ma solo chi aveva occhi attenti, e mente aperta, poteva ammirare i tesori nascosti negli anfratti delle Alpi Apuane e in Maremma, immergersi negli abissi del mare e camminare per l’antica Tirrenide. Nelle pagine di questo libro rivivono storie e leggende dimenticate, creature fantastiche che popolavano la Toscana e, chissà, magari la popolano tutt’oggi, sfuggendo allo sguardo distratto dell’uomo moderno. “Quando Betta filava” contiene quindici racconti fantastici ispirati a leggende del folclore toscano, che offrono uno spaccato dell’immaginario della regione.

“Quando Betta filava” contiene i racconti: Il diavolo vede lungi, La lupa di sangue, La vera storia di Burlaman, Il tesoro nel castello, La rificolona, Il labirinto del re, L’ultimo cavaliere, La camera rossa, Il tempio del destino, Anime nella bufera, Sulle tracce della Tirrenide, L’ombra della sera, L’amore di Lencio Meo, Oltre gli stretti L’ultima Kinzica.

Estratto: Col tempo, Jonathan aveva imparato che il diavolo esisteva davvero, in forme orribili e diverse, come esistevano torme di disperati pronti a evocarlo e a chiederne i favori. Aveva cacciato ed era stato cacciato, aveva visto gli orrori celati negli abissi del mare e nei boschi delle Alpi Apuane, creature dimenticate che attendevano nell’ombra il soffio del vento del riscatto.

Biografia autore: Alessio Del Debbio, scrittore viareggino, appassionato di tutto ciò che è fantastico e oltre la realtà. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste e in antologie, cartacee e digitali. I suoi ultimi libri sono la saga fantasy contemporanea Ulfhednar War, composta da “La guerra dei lupi” e “I Figli di Cardea” (Edizioni Il Ciliegio, 2017), l’urban fantasy “Berserkr” (DZ Edizioni, 2017) e l’antologia “L’ora del diavolo” (NPS Edizioni, 2018). Cura il blog “i mondi fantastici”, che sostiene la letteratura fantastica italiana. Presiede l’associazione culturale “Nati per scrivere”, che organizza eventi e incontri letterari con scrittori locali. Tiene laboratori e workshop di scrittura e lettura creativa e editoria, in giro per l’Italia.

Ma adesso ecco a voi la tappa del tour dedicata alle ambientazioni!

LUCCA

A Lucca si svolge il racconto d’apertura: “Il diavolo vede lungi”, originariamente chiamato “All’ombra delle tre torri”. Lucca è, infatti, una città ricca di torri e di chiese. Le più famose, quelle citate nel racconto e che ospitano le avventure di Jonathan e Leonardo, sono la Torre delle ore, la Torre Guinigi e il campanile del Duomo.

A differenza di altre città italiane, Lucca conserva ancora oggi l’antica cinta muraria, di epoca rinascimentale, costruita su quella precedente, medievale. Questa dà alla città un fascino particolare, quasi fosse rimasta fuori dal tempo. Passeggiando per le vie del centro storico, cercando di non inciampare nei sanpietrini e di non farsi distrarre dalle meraviglie che ancora lo decorano, sembra di trovarsi in un’atmosfera sospesa, fuori dal tempo.

Tra gli scorci di Lucca, nel racconto vediamo la Torre delle ore, la più alta torre cittadina, ornata dall’orologio che per secoli ha scandito il tempo dei lucchesi. La torre è tutt’oggi visitabile e offre una vista invidiabile sull’intera città, come Jonathan sa bene. La sua fama è legata anche a quella di Lucida Mansi, nobildonna lucchese del ‘600 nota per aver stretto un patto con il diavolo, per rimanere giovane e bella, e per aver tentato poi di fregarlo, correndo proprio alla Torre delle ore per strappar via la lancetta e sperare di fermare così il trascorrere del tempo.

Splendida, e forse più affascinante, è la Torre Guinigi, edificata da una delle antiche famiglie di Lucca: i Guinigi, appunto, che furono Signori di Lucca nel Quattrocento. La sua storia è legata a quella di Paolo Guinigi, potente Signore di Lucca, che fece piantare dei lecci nel giardino sulla cima della torre: crescendo solo su terreni fertili, si augurava che fossero di buon auspicio per tutta la città. Alla sua morte, pare che gli alberi abbiano perso le loro foglie, quasi stessero piangendo per la sua dipartita.

Il Duomo di Lucca, invece, è la cattedrale di San Martino, in stile romanico, con una bellissima facciata che è il sogno di tutti i complottisti e gli studiosi di esoterismo. Oltre alle arcate con le colonne decorate, spicca, su una parete laterale, un misterioso labirinto scolpito nella pietra, il cui scopo è ancora oggetto di studi. Non per tutti, certo: l’antagonista del racconto ha già capito come usarlo.

Vista dall’alto della Torre delle Ore, Lucca sembrava una distesa di tetti color ardesia, che si spandevano a raggiera tutt’attorno, alcuni così vicini che Jonathan pensò che i palazzi fossero stati ammucchiati gli uni sugli altri, quasi i lucchesi avessero voluto sfruttare al massimo ogni spazio. Ma tra quegli antichi edifici, nei vicoli stretti della città dormiente, un’ombra si nascondeva al suo guardo attento. Jonathan la sentiva.
(Estratto dal racconto “Il diavolo vede lungi”)


VOLTERRA

A Volterra è ambientato il racconto “L’ombra della sera”, in cui un giovane protagonista corre per le strade di una città devastata dalla guerra. Il diavolo, infatti, ha scatenato il suo esercito di dannati, che sta facendo un sacco di danni. Basterà il coraggio di Vanni a salvare gli abitanti?

Cittadina abbarbicata in cima a un colle, Volterra è un piccolo capolavoro, da visitare almeno una volta nella vita. Raggiungerla non è semplice, perché sorge solitaria in mezzo alla campagna toscana, in una posizione centrale tra Pisa, Livorno, Firenze e Siena. Al pari di Lucca, conserva una bella cinta muraria, con una serie di Porte, decisamente ad effetto, che segnano i punti di accesso alla città.

Tra le varie, da segnalare la Porta all’Arco, di origine etrusca, e la Porta di Docciola. La prima, che si affaccia a ovest, è caratterizzata dalla presenza di tre misteriosi faccioni di pietra. Chi sono? Antiche divinità? Spiriti protettori? O servivano soltanto da monito a chiunque volesse intraprendere azioni indesiderate contro la città? Porta di Docciola invece si affaccia sul lato opposto, sorgendo alla fine di una ripida scalinata che scende giù dalla città. Fonti d’acqua, dove un tempo le donne lavavano i vestiti e si ritrovavano per conversare, segnano l’accesso in città.

Proprio dalle Fonti di Docciola prende avvio il racconto “L’ombra della sera”, ricco di riferimenti a storie del folclore locale, come quella di Aradia o della Strega dei rondinini. Un racconto che si snoda all’interno della città etrusca (Velathri era il suo nome) e che ci porta in Piazza dei Priori, ove sorgono il Palazzo dei Priori e il Palazzo Pretorio, e poi giù a Porta all’Arco.

Un tuono scosse Volterra e Vanni levò lo sguardo, cercando il cielo oltre i tetti degli edifici. L’alba non doveva essere lontana, o forse quel bagliore erano soltanto le fiamme che divoravano quel che restava del mondo? Ma poi, oltre le Porte sacre, era rimasto qualcosa o era già tutto sprofondato nell’oblio?
(Estratto dal racconto “L’ombra della sera”)


ISOLA DI MONTECRISTO

Una delle sette isole dell’arcipelago toscano, è il luogo in cui si svolge il racconto “Anime nella bufera”, una storia di pirati che, in fuga dalla Maremma, dopo aver derubato le fate marinale dell’albero del pepe, fanno naufragio su quest’isola misteriosa. Ad aspettarli un misterioso convento pieno di frati… e qualcosa che scuote la terra di continuo.

Mi ha sempre intrigato l’idea di ambientare una storia su una delle isole dell’arcipelago toscano (le sette sorelle) e, esclusa subito l’Elba, troppo famosa e scontata, ho diretto la mia attenzione sulle leggende che ammantano Oglasa. Proprio così era chiamata infatti nell’Antichità l’isola di Montecristo: l’isola delle capre. Un’isola popolata da capre, ratti (tanti ratti!) e da un drago.

Pare che San Mamiliano lo abbia sconfitto e poi abbia costruito il monastero che sorge su uno dei rilievi dell’isola, prevalentemente montuosa e non agevole da visitare. Ma non sempre ciò che le cronache raccontano corrisponde a verità.

Attorno all’isola imperversano le Code di Ziffa, violente trombe d’aria che scuotono il mare, rendendo difficile la navigazione. Molte navi, anche onerarie, sono state infatti travolge e i loro relitti ancora giacciono nella Cala del Diavolo. Chissà che fine hanno fatto i loro equipaggi!

Giacomo si allungò per dare un’occhiata, ma vide solo aspre cime spuntare in un oceano di nubi nere, quasi nascessero dall’isola stessa. Urlò qualcosa al Comandante, ma questi tirò dritto, finché non si lasciarono la prima punta rocciosa alla loro destra. In quel punto la tempesta era meno violenta, sufficiente però per spingerli avanti a gran velocità. Giacomo si tenne forte e pochi istanti più tardi l’Artiglio strusciò contro il fianco dell’isola.
(Estratto dal racconto “Anime nella bufera”)

Grazie come sempre a NPS per avermi dato modo di ospitare una delle tappe di questo tour.

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